Testo critico di Giuliana Shiavone

Amorphous – La materia e il suo divenire

Visioni impermanenti di vita indivisibile. Il divenire della sostanza occupa da sempre un ruolo centrale nelle sperimentazioni multimateriche di Arianna Spizzico, i cui processi creativi partono sempre più di frequente dal recupero di un dettaglio visivo relativo alla dimensione mutevole e affascinante della natura. Per il tramite della fotografia macro, l’artista valorizza quel particolare che nella visione d’insieme rischia normalmente di perdere vigore e apparire secondario, per manifestarne l’appartenenza a una totalità che è possibile sperimentare invece in ogni cosa esistente al mondo, e ribadire che frammento ed entità globale, elemento naturale e paesaggio, sono fatti della stessa sostanza. Il dettaglio zoomato relativo a una data e specifica realtà si trasforma così in metafora del divenire universale che dalle viscere della terra agisce indisturbato da millenni, si aggira nelle pieghe dello spazio ctonio riaffiorando, o, talvolta, irrompendo come traccia magmatica sulla litosfera della vita esterna, per raggiungere infine lo stato aereo del volo, libero da qualunque costrizione che possa derivare da una memoria immagazzinata preesistente e rigida. E la coscienza umana coglie il racconto della materia in ogni suo stato, che è a sua volta la storia del mondo, la storia della collettività che si stratifica nel linguaggio dell’arte, divenendo archivio, emblema della libertà potenziale insita in ogni stadio iniziale dell’esistenza, di quella fase incorruttibile che deriva da un istinto alla vita in grado di mettere in moto la metamorfosi dell’essere alla ricerca della sua identità. E al cambiamento, che è poi legge imprescindibile per l’evoluzione di ogni storia, sembra non sfuggire neanche il ciclo di vita della tecnologia prodotta dall’uomo e di quello che definiamo abitualmente ‘futuro’. Nei lavori dell’artista, infatti, parti di schede madri, componenti di circuiti elettronici risalenti a un decennio fa sono l’archeologia di un tempo destinato a essere continuamente superato da innovazioni e scoperte e che finisce per essere trascinato dal magma fluido e sfuggente della vita che scorre, mentre il futuro si concede a una dimensione rituale e primigenia attraverso Connessioni arcaiche tracciate dall’artista, in grado di porre in comunicazione ciò che è stato con ciò che sarà ed è per sua natura destinato ad essere. Lo scarto tecnologico, o manufatto, viene così assorbito dagli elementi prettamente naturali come sabbia, frammenti di roccia, o dai metalli come il rame; migra all’interno della superficie dei lavori, saldandosi allo stesso destino mutevole, subendo gli effetti delle trasformazioni prettamente fisico-chimiche dei materiali adoperati, come se fosse reperto, rigorosa testimonianza che riproduce una verità che esiste da sempre, e da sempre è in azione nei meandri di questo mondo parlandoci di un assoluto che è ovunque e sussiste a ogni singola vita, rigenerando costantemente l’intero universo. L’arte della Spizzico non racconta l’uomo per il tramite esclusivo della sua rappresentazione fisica ma attraverso la sua sostanza, che non è situata in uno spazio distante e inconoscibile, ma nelle radici e nelle proprietà della stessa realtà, nell’alchimia tra i suoi elementi e nelle sue leggi, nell’armoniosa danza dei rizomata di empedocliana memoria, dalla cui aggregazione e disgregazione deriverebbe il tutto, spinto da forze cosmiche solo in apparenza disgiunte dalla realtà oggettiva, e in cui la realtà fenomenica coi suoi processi di separazione e unione, di nascita e morte sarebbe un fenomeno meramente apparente, una migrazione da uno stadio formale a un altro, nel lento e progressivo divenire della vita universale. Così, lamine metalliche, conchiglie, frammenti di roccia, sabbia, filamenti di plastica, pezzi di mondo, di passato e futuro, elementi del mito, ingranaggi e scarti della tecnologia possono coesistere sulla stessa superficie spaziale, integrate dalla gestualità dell’artista e dai suoi pazienti interventi pittorici. Essi vengono racchiusi in moduli prevalentemente quadrati, i cui confini sono solo in apparenza tali. Limiti che accolgono, infatti, più che contenere l’irruenza della materia, e la sua intrinseca fluidità non subisce né conosce alcuna costrizione o frattura. Si generano così composizioni da leggere in sequenza come avviene nel caso dei trittici multimaterici, creazioni su tela o base lignea, in cui predomina il richiamo al mito, ma sempre ben integrato con gli elementi cosmologici e naturali, o, ancora, piramidi trigone, ricettacoli scultorei di energia universale in grado di propagare la dimensione dell’archetipo verso un futuro che attende, e sulle cui superfici bronzee o in rame si dispiega il ricamo narrativo della storia del mondo, sia essa intesa come affermazione di un passato già stratificato da cui attingere per raggiungere una piena consapevolezza del presente, o come spiraglio mutevole, perennemente in movimento e sospeso su un futuro che avanza. Visioni impermanenti di vita indivisibile.

Giuliana Schiavone

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Amorphous – Matter and its becoming

Impermanent visions of an indivisible life. Substance becoming always holds a centralrole in multimaterial experiments done by Arianna Spizzico whose creative processes always more and more frequently start with the recovery of a visual detail about the ever changing and fascinating dimension of nature. By means of macro photography, the artist sets high value on the detail that, in an overview, risks usually to lose strength and to appear secondary, to show its belonging to the whole that, on the contrary, can be experimented in everything existing in the world and confirm that fragment and global entity, natural element and landscape, are made of the same substance. So the zoomed detail related to a given and a specific reality, turns in a metaphor of universal becoming that from the bowels of the earth act undisturbed from thousands of years and wanders in the folds of chthonic space, resurfacing or sometimes breaking in as a magmatic trace in the lithosphere of outside life to finally reach the aerial flying condition, free from any constraint that may arise from preexisting stored and rigid memory. And human consciousness captures the tale of matter in every mood, which is in turn the tale of the world, the tale of collectivity that stratifies itself in the language of art, becoming archives, emblem of potential freedom inherent in any early stage of existence, of that incorruptible stage that derives from an instinct to life able to set in motion the metamorphosis of human being in the research of his own identity. And life cycle of technology, produced by humans and yet what we habitually define future, seems not even to escape to change, that is indispensable for the evolution of each individual story. In the works of the artist, in fact, motherboard parts and electronic circuit components dating from a decade ago, are the archeology of a period that will be continuously superseded by innovations and discoveries and that end up being dragged by the fluid and elusive of life flowing magma while the future indulges to primeval ritual dimension trough Arcaic Connections drawn by the artist able to put in communication what has just been with what will be and by it is nature is intended to be. The technological gap or artifact is so absorbed by purely natural elements like sand, rock fragments or metal such as copper; it migrates within the work area surface, welding itself to the same changing fate, suffering the effects of purely physical–chemical transformations of the used material, as if it were evidence, rigorous witness that reproduces a truth that has always existed and has always been in action in the meanderings of this world telling us about an absolute that is everywhere and subsists to each single life , steadily regenerating the entire universe. Spizzico art doesn’t recount man exclusively by means of his physical representation but trough his substance that isn’t located in a distant and unknowable space but in the roots and in the properties of the same reality in the alchemy within its elements and laws, in the Empedocle’s memory iterated zoom harmonious dance, from which aggregation and disintegration everything would arise, pushed by cosmic forces only in appearance disjointed from objective reality, and where the phenomenal reality withits processes of separation and union, birth and death, would be a merely apparent phenomenon, a migration from one stage to another in the slow and gradual becoming of universal life.Thus metal plates, shells, rock fragments, sand, plastic filaments, world pieces, past and future splinters, myth elements, gears and technology scraps can coexist on the same spatial area, integrated by artist’s gestures and her patient pictorial actions.They are encased in mainly square modules, whose boundaries are such only in appearance. Limits that receive , in fact, more than contain the vehemence of matter,and its intrinsic fluidity doesn’t suffer nor know any duress or fracture. So compositions are generated to be read in sequence as in the case of multi-material triptychs,creations on canvas or wooden base,where myth evocation is predominant but always well integrated with natural and cosmological elements ,or yet,trine pyramids, universal energy sculptured receptacles that are able to propagate the archetypal dimension to a waiting future and on whose copper or bronze surfaces it unfolds the narrative retrieval of world history, accepted as assertion of an already stratified past from which to draw and reach a full awareness of present , or as changing glimmer,perpetually moving and suspended on advancing future.Impermanent visions of an indivisible life.

Giuliana Schiavone

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