Testo Critico di Giuliana Schiavone

Un’arte multimaterica, particolarmente evocativa e lirica quella di Arianna Spizzico. Tele di piccole dimensioni e dal modulo sovente quadrato o rettangolare, sculture in bronzo, opere grafiche e incisioni che si raccordano costantemente a una dimensione simbolica attenta al binomio di forma e materia, e alla sua interrelazione dinamica con lo spazio, in una filogenesi creativa sempre contingente poiché legata a un sentire primario e universale. L’imprimitura, mescola a caldo di colla naturale e gesso, è adoperata dall’artista come fondale amniotico che trattiene e trasforma oggetti diversi, lasciando che essi interagiscano autonomamente in processi di contaminazione e ossidazione. Lamine metalliche, conchiglie, sabbia, coralli, ardesia e scarti tecnologici sono, infatti, alcuni degli elementi fondamentali che l’artista combina, formulando una stratigrafia magmatica in grado di restituire non solo una traccia del passato dell’umanità, ma inglobare il tempo presente, tratteggiando infine le nebulose di futuri possibili.

Un approccio metodologico che somiglia all’esplorazione visiva di un’affascinante terra di confine, colta con stupore nel divenire delle sue possibilità, e pertanto simile a un àtopon, luogo di ciò che è senza luogo, dimensione ontologica che è in tutti i luoghi, e che sottende a tutti i gradi di realtà, pur non essendo mai da essi completamente definita. Lo spazio è quello fluido e dinamico dell’interiorità e della memoria, individuale o collettiva, delimitato e armonicamente organizzato entro i limiti del supporto materiale da una manualità consapevole della valenza rituale e istintiva del gesto artistico e della forza comunicativa dei semeia universali e basilari di ogni processo culturale. E poi vi è il confronto con lo spazio “altro”, che travalica il microcosmo rappresentato dalla composizione estetica, lo spazio esterno che avvolge una serie di piramidi trigone in bronzo e base lignea, riallacciandosi alla dimensione plastica e simbolica della totalità e della completezza, come a suggellare il legame profondo e atavico che esiste tra l’elemento singolo e la fonte del tutto. L’idea alimenta l’atto creativo e agisce all’interno della materia, rompendone l’inerzia, liberando il suo potenziale dinamico. È così possibile una metamorfosi estetica di materiali, colori e frammenti in apparenza estranei, che si liquefano per coagularsi in sintesi di forme segniche, ora fluide, ora più granulose e dense, che si rigenerano preservando costantemente la quintessenza del proprio tempo anteriore, del loro diario esistenziale, del valore arcaico e primigenio.

Nella produzione della Spizzico però, l’idea non è qualcosa di puramente psichico, astratto ed estraneo alla vita reale, bensì nucleo germinativo intrinseco all’esistenza, e dunque inscindibile anche dai suoi aspetti più materiali, che risultano efficacemente manifestati nei tratti più plastici e tattili dei suoi lavori. Un’idea che sia intellegibile ed esperibile, dunque, in grado di evocare quella sacralità creativa radicata nelle culture arcaiche, connessa a un viscerale bisogno di contatto con la dimensione terrena dell’esistenza oltre che con la sua sorgente spirituale. Nel costante processo rigenerativo del mondo, l’arte possiede la facoltà di destrutturare la mentalità consuetudinaria per fondare terre sospese in cui elementi dotati di una natura atemporale come mito, archetipi, forme primarie e simboliche, si arricchiscono di significati nuovi e aggiuntivi. La sensibilità dell’artista fa continuamente esperienza delle sottili e continue risonanze che vibrano nell’universo, e di quelle analogie esistenziali tra gli esseri che il linguaggio espressivo riattiva, suggerendo percorsi alla coscienza soggettiva che una volta intrapresi, ci conducono alle soglie dello stato caotico e mitico che precede ogni creazione, in un’avventura psichica e percettiva di cui il mare con le sue profondità e molteplici gradazioni tonali, rappresenta l’emblema più alto.

Giuliana Schiavone
  • Morcheeba
  • LALI PUMA
CLOSE