Testo critico di Francesca De Filippi

Arianna Spizzico racconta di territori mediterranei, di atmosfere pregne del “genius loci”, di incontro con la materia, i colori, con una natura che racchiude in se le segrete risposte sulla sua origine, tra realtà e mito,… tra un passato arcano riconducibile al presente, ma anche un futuro non troppo lontano dove i prodotti della tecnologia diventano i fossili di domani.La ricerca dell’artista si muove su fronti apparentemente molto diversi tra loro, combinando insieme tecnica e rappresentazione, principi di chimica, fisica e matematica, a metodologie antiche, come l’imprimitura a caldo, e a processi quanto più vicini a quelli naturali.A metà strada tra rappresentazione simbolica e realtà, le opere della Spizzico confluiscono nell’identificazione tra segno e materia, evocazioni mitologiche e oggettualità naturale, in un connubio di significati e significanze che conducono ad un doppio approccio emotivo ed intellettivo. Laddove l’artista mescola prodotti di derivazione naturale, come sabbia, conchiglie, minerali, foglie, cortecce d’albero, insieme a residui tecnologici, come i diodi, ingranaggi, relitti
di telefoni cellulari, crea un cortocircuito percettivo che si sintetizza nel medium di gesso e colla, che fa non solo da legante ma anche da supporto ad una visione razionale ed emotiva ad un tempo.La ricerca delle forme, attraverso l’utilizzo del colore e delle sagome di rame ossidato, si sublima nella tridimensionalità ottenuta con l’applicazione di materiali sovraesposti che si incastonano nella rappresentazione come trattenuti da una forza magnetica e magmatica.
  • Morcheeba
  • LALI PUMA
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